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SPECIALE
"COLLIO"
Quando nel lontano 1963
venne emanato il decreto ministeriale sulle denominazioni
d'origine (il ben noto DPR 930/63) lčimportanza di tale
provvedimento non colse impreparati i vignaioli del Collio
Goriziano ed in particolare quellčautentico personaggio
che per ben 35 anni è stato l'uomo simbolo di un territorio
che - in materia di grandi vini bianchi - ha segnato davvero
un'epoca: il conte Douglas Attems.
Nato a Farra d'čIsonzo,
nel 1914, da nobile famiglia, l'imprenditore di Lucinico
si gettò anima e corpo nellčavventura delle D.O.C.
individuando nel Consorzio di Tutela (che fu prontamente
attivato già nel 1964) il comune denominatore ideale
per corrispondere alle aspettative di genti diverse e situazioni
fra le più disparate.
Con il suo riconosciuto
carisma ed equidistanza Attems seppe aggregare i proprietari
di grandi aziende ai piccoli contadini, i produttori di
lingua slovena con quelli di lingua friulana, gli imbottigliatori
a chi - per contro - l'uva la vendeva, i sindacati dei Coldiretti,
Alleanza e Confalgricoltura e via discorrendo.
Fu così che nella
storica sede di Via Morelli 43 in Gorizia, da un appartamento
stile ex A.U., nacque il primo laboratorio (ricavato in
un cucinino) ed un ufficio. Il primo venne affidato ad un
enologo "con gli attributi", quale era ed è
Gaspare Buscemi, compendio di laboriosità veneta
e creatività siciliana che non perse tempo a passare
al setaccio tutte le cantine (oltre un centinaio, tanto
per iniziare), insegnando innanzitutto le regole basilari
dell'igiene enologica, della manutenzione dei vasi vinari,
le tecniche di travaso e filtrazione. Con pazienza fece
capire ai più l'importanza di un'analisi dei mosti
e dei vini, quale anticamera di un serio imbottigliamento.
Il suo passaggio nel Collio
lasciò un segno indelebile e chiunque tuttora lo
frequenti nella sua cantina-laboratorio di Zegla, in Cormòns,
non manca di manifestargli gratitudine.
L'amministrazione venne
affidata alla compianta Lucia Coret Bertos, che si assunse
il gravoso compito di insegnare a tener registri e contabilità.
Vini buoni e carte a posto, per farla breve.
Nel tempo passarono per
l'esperienza consortile tecnici, enologi ed agronomi che
lasciarono tutti, seppur in diversa misura e secondo personali
attitudini e caratteri, un segno positivo. Gli enologi Tonon
dal Veneto, poi l'isontino Edi Gandin per proseguire con
Maurizio Michelini di Gorgo al Monticano, Giovanni De Zan
da Cordenons (tuttora responsabile dei nuovi laboratori
della bella sede cormonese di Via Gramsci 4). Poi i periti
Marco Simonit, Alessandro Zanutta, Denis Giorgiutti, gestori
della "condotta agronomica" e diversi consulenti
di fama nazionale. La direzione fu assunta inizialmente
"part time" dal compianto dr. Ennio Nussi; chi
scrive ebbe l'onore di subentrargli per un non breve periodo
(1974-1979) passando poi il testimone all'enologo Albano
Bidasio, che guidò il Consorzio nei successivi vent'anni,
fino alla quiescenza.
Nel 1999 il coordinamento
del personale e delle attività venne affidato al
giovane enologo d'Oslavia Marko Primosig e, dopo il presidente
storico, Douglas Attems (tuttora "onorario" attivo
ed ascoltato) venne il momento di Marco Felluga.
Felluga aveva operato per
decenni, quale consigliere, accanto ad Attems; si trattò
pertanto di un cambiamento all'insegna della continuità,
apprezzato dalla base e soprattutto dalle nuove leve.
Non a caso quello del Collio
è uno dei consigli più giovani d'Italia, in
cui è stato attivato un meccanismo d'ampie deleghe
e responsabilizzazione, con un consigliere al vertice di
ogni singolo settore e con autonomie armoniche, manageriali
alquanto.
Da un paio d'anni a questa
parte si è accentuata la strategia Uvaggio & Territorio,
l'azione di spinta ad un grande vino Bianco, la crescente
sinergia operativa con lčomologa realtà consortile
dei Colli Orientali.
La collaborazione con il
mondo della ricerca pubblica e privata, lo "sbarco"
in quel di Cormòns di un Centro universitario vitivinicolo
dell'Università di Udine ed altro ancora garantiscono un
futuro proiettato verso una qualità sicuramente crescente,
in cui molti vini bianchi beverini e fruttati lasceranno
progressivamente il passo a tipologie strutturate ed importanti,
in grado di reggere "verticali" anche oltre il
quinto anno di bottiglia, con sapienti armonie fra legno
e vino che porteranno probabilmente a bere un po' di meno
ma senzčaltro a "meditare" un pò di più.
IL TERRITORIO
Il Collio si estende attraverso
la fascia collinare settentrionale della provincia di Gorizia,
a ridosso del confine di stato con la Slovenia, comprendendo
circa oltre 1500 ettari di vigneti collinari specializzati.
Il territorio copre una
sequenza di declivi che si sviluppano quasi ininterrottamente
lungo una direttrice ideale est-ovest, presentando ampie
superfici esposte a mezzogiorno, particolarmente vocate
ad una viticoltura di gran pregio.
La cerchia delle Prealpi
Giulie costituisce un efficace riparo dai venti freddi di
settentrione e la prossimità della costa adriatica,
che dista mediamente una ventina di chilometri, contribuisce
a moderare le escursioni termiche, favorendo la persistenza
di un microclima mite e temperato. Grazie a queste favorevoli
circostanze, nel secolo scorso, quando il territorio ancora
faceva parte dell'Impero Asburgico, Gorizia veniva definita
"la Nizza dellčAdriatico".
Ma la vicinanza del mare
determina anche un singolare fenomeno di riflessione dei
raggi solari, assai importante per la viticoltura, producendo
un effetto di doppia insolazione del quale si avvantaggiano
particolarmente i versanti esposti ad est e ad ovest.
I terreni del Collio sono
costituiti da marne ed arenarie stratificate di origine
eocenica, portate in superficie in epoca remota dal sollevamento
dei fondali dell'Adriatico, come sta ad indicare il frequente
ritrovamento di fossili marini.
Queste formazioni rocciose
si disgregano facilmente sotto l'azione degli agenti atmosferici,
originando degli elementi grossolani che si evolvono in
un terreno dapprima granuloso ed infine assai minuto, che
nel volgere di poche stagioni si trasforma in un substrato
ideale per la viticoltura.
In quest'ambito geopedologico
e climatico così favorevole si è sviluppata,
fin dai tempi più remoti, la coltura della vite,
che risultava praticata nella zona già in epoca pre-romana.
LA TRADIZIONE
Benché la coltivazione
della vite fosse antecedente al loro insediamento, ai Romani
va riconosciuto il merito di averle dato maggiore sviluppo,
introducendo tecniche. La produzione dei vini intorno alla
metà del terzo secolo d.C. era così diffusa
da consentire all'Imperatore Massimino, proveniente dalla
Tracia e diretto all'assedio di Aquileia con le sue legioni,
di requisire in Collio una quantità di botti e tini
sufficiente a ricostruire un ponte sull'Isonzo alla Mainizza,
presso Gorizia, distrutto dai difensori in ritirata.
Nel Collio la viticoltura
ebbe fin dai tempi più antichi una rilevante importanza
economica. E' questa una realtà che si desume da
molti documenti che riguardano il territorio e nei quali
sono sempre citati i due elementi essenziali che caratterizzavano
allora ogni angolo della contrada: la presenza di un castello,
cardine del sistema militare e politico che consentiva di
esercitare una reale potestà ed i vigneti che rappresentavano
la fonte primaria del reddito e quindi i concreti benefici
per colui che di tale potestà era investito.
Il veneziano Faustino Moisesso
che fu protagonista e puntuale cronista della "Guerra
degli Uscocchi", nella sua "Historia della ultima
guerra in Friuli", narra come le truppe della Serenissima
si lanciassero all'assalto di un fortino in mano allčesercito
imperiale asburgico sfruttando le zone defilate al tiro
nemico grazie alla presenza dei terrazzamenti ricavati sui
fianchi del colle. Questo episodio avveniva nel 1616 e rappresenta
oggi una chiara testimonianza della presenza nel Collio
di una viticoltura specializzata che già allora si
avvaleva di importanti e complesse opere di sistemazione
fondiaria.
Lo stesso Autore, narrando
del saccheggio dei castelli espugnati, ci informa dettagliatamente
sulla consistenza e natura delle ricchezze costituenti il
bottino, che sempre comprendeva ingenti quantità di "vini
squisitissimi".
Vini, quindi, noti e ricercati
da tempo immemorabile presso le antiche Corti d'Europa,
e particolarmente dalla Serenissima Repubblica e dalla Corte
Imperiale Asburgica che con alterne vicende lungamente si
contesero queste tormentate contrade.
Il Collio godeva della massima
considerazione tra le zone viticole dell'Impero. Lo conferma
il fatto che fu un possidente goriziano, il conte Francesco
Coronini-Cronberg, il primo presidente dell'Associazione
dei Viticoltori Austriaci, fondata a Vienna nel 1884.
La moderna viticoltura nasce
in Collio nella seconda metà del 1800, principalmente
ad opera del conte Teodoro Latour, proprietario di una vasta
tenuta che oggi, in altre mani, ancora produce rinomati
vini. A lui si deve l'introduzione di pregiate varietà
di uve da vino francesi e tedesche che andarono a sostituire
alcuni vecchi vitigni locali di minor interesse qualitativo.
Fu tuttavia mantenuta la coltura delle varietà tradizionali
più rinomate, tutt'oggi presenti ed ancora coltivate
con successo.
LA PRODUZIONE
Nel Collio si coltiva una
ampia gamma di vitigni i cui vini sono in grado di raggiungere
elevati livelli di pregio. Da parte sua, ogni azienda tende
a specializzarsi nella coltivazione di quelle tipologie
che, in base a specifici studi e sulla scorta delle passate
esperienze, dimostrano di essere in grado di assicurare
i migliori risultati in ogni singola zona.
I vini bianchi del Collio
sono caratterizzati dal tenue colore paglierino con vivaci
guizzi verdognoli, dalla gradevole morbidezza, dai profumi
netti ed intensi in cui gli aromi derivanti dal vitigno
emergono decisamente da un delicatissimo fruttato, talvolta
sostenuto da un lieve sentore di mandorla.
La loro produzione avviene
attraverso una accurata cernita delle uve che sono sottoposte
a pigiatura soffice, generalmente con presse a polmone,
e quindi vinificate in bianco, ossia senza il contatto con
le bucce, per evidenziare i caratteri di freschezza. La
fermentazione avviene a temperatura controllata. Qualora
si vogliano sottoporre i vini ad una prolungata maturazione
prima del consumo, la vinificazione talvolta prevede un
breve contatto con le bucce.
I vini rossi del Collio
si distinguono per il colore rubino brillante, la rotonda
corposità, la netta personalità dei profumi
da cui spicca sovente un grato e finissimo erbaceo.
La loro produzione prevede
una fermentazione a contatto delle bucce che generalmente
non si prolunga oltre i 4-5 giorni. Qualora si vogliano
ottenere vini da invecchiamento, si opera una attenta scelta
delle uve ed il tempo di permanenza sulle vinacce nella
fase di vinificazione viene prolungato. Se invecchiati in
fusti di rovere, dopo tre anni i vini rossi del Collio possono
fregiarsi della qualifica "Riserva".
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